Fermenti Digitali, Wine2Wine e Twitter

Fermenti Digitali, Wine2Wine e Twitter

Enoturismo, wine marketing, DTC, tecnologie per la viticoltura di precisione, comunicazione digitale: questi e molti altri temi saranno al centro di sessioni e relazioni tenute da esperti italiani ed esteri alla prossima edizione di Wine2 Wine, in programma il 26 e 27 novembre prossimi.

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5 motivi per cui il tuo sito web non funziona

 Foto tratta da  steadyrain

Foto tratta da steadyrain

Se individui il problema, trovi anche la soluzione.

Chi oserebbe fare a meno del sito web della propria azienda, ai nostri giorni? Sarebbe come scegliere di fare a meno dello smartphone. Una follia. Ecco allora che anche nel mondo del vino praticamente tutti hanno un sito web. Bello, brutto, inguardabile, mozzafiato, antidiluviano, innovativo, realizzato a costo zero o con svariate migliaia di euro: noi di Fermenti Digitali ne vediamo di tutti i generi. Il punto però è un altro: una volta realizzato il sito web della cantina, chi se ne occupa? Chi controlla se funziona, se è visitato, e quanto, e quando, da chi? La verita è che, quando qualche volonteroso si prende l'incarico di dare un'occhiata alle stastiche, nella maggior parte dei casi viene colto da un attacco di depressione: il sito, molto semplicemente, non funziona. Langue. Al massimo sopravvive. Perché, a dirla fuori dai denti, non se lo fila nessuno, o quasi. I motivi per cui le performance del sito web di una azienda sono insoddisfacenti possono essere molti, ma cominciamo dai più semplici. E da quello che si può fare per rimediare. 

1) I contenuti non funzionano. L'aggiornamento è scarso, i testi sono noiosi, banali, inappropriati, scontati. Perchè un vostro potenziale cliente (o perfino un enonauta che capiti sulla pagina per caso) dovrebbe leggerli, quando ci sono molti milioni di pagine migliori/più interessanti/più stimolanti/più divertenti/più originali/più personali delle vostre? Soluzione: cercate di capire chi è il vostro pubblico di riferimento, e scrivete pensando a quali argomenti potrebbe trovare interessanti/utili. Stabilite un calendario di uscite dei post, aggiornate le pagine più spesso (possibilmente in maniera creativa). Se in azienda non c'è nessuno con le competenze e il tempo per farlo, incaricate un professionista del settore.

2) Il sito è vecchio e la sua struttura complessa. Nel mondo del web si invecchia molto rapidamente. Trascurare di fare un regolare restyling equivale a dichiarare che dei vostri potenziali lettori/clienti non ve ne importa granchè: non meravigliatevi se essi vi rendono il favore, snobbando il vostro sito e andando a cercarsene altri  (e altre cantine). Inoltre, più è complessa la realtà dell'azienda, più semplice (ma completo) dovrebbe essere il suo sito: rendere la vita (o la lettura) difficile al visitatore significa rischiare di perdere del fatturato, soprattutto se si ha l'ambizione di fare anche dell' e-commerce. Soluzione: rinfrescate spesso il design del sito, controllate e fate controllare che la user experience si svolga nella maniera più facile, intuitiva e senza ostacoli possibile

3) Il sito non è responsive. Può capitare che i siti più vecchi (v.sopra) non siano visibili anche dai device mobili. O che abbiano ancora (orrore!) elementi in Flash. Nessuna meraviglia che la gente non li frequenti: semplicemente, non li vede. Su tablet e smartphone non appaiono. E l'indicizzazione di Google li castiga. Soluzione: se il vostro sito è di questo genere, sorry, non c'è niente da fare: ve ne serve uno nuovo. Subito.

4) Non c'è alcun elemento di customer serviceUno dei motivi principali per cui la gente usa Google è per cercare informazioni che l'aiuti a risolvere un problema, o per soddisfare una curiosità. Un sito web di un'azienda è un po' come il suo negozio virtuale, perfino quando non vende niente (in realtà vende sempre qualcosa: informazioni, per esempio); se Google indirizza le persone al vostro web site, è perchè presume che siate in grado di soddisfare il loro bisogno di quel momento. Ma se le persone non trovano nessuno che le accoglie, solo un format per formulare la propria richiesta, molto probabilmente se ne andranno insoddisfatte e senza far nulla. Soluzione: sorprendete le persone offrendo un supporto immediato: con un chatbot per esempio, o con un widget che permetta di dialogare in tempo reale con qualcuno dell'azienda.

5) Il social sharing non è stato previsto. Non dimenticate mai di aggiungere al  sito le icone di condivisione sui diversi canali social: Twitter, Facebook, Instagram... Se il contenuto che il visitatore troverà sul vostro sito è interessante e degno di condivisione, vorrà rilanciarlo nella rete.

Conclusione: nel 2000, l’attenzione media che un internauta dedicava ad un sito web era di 12 secondi. Oggi è praticamente uguale a quella di un pesce rosso (8 secondi). Perciò, se le analitiche dicono che il vostro sito non funziona, sarà meglio cercare in fretta di migliorare la situazione, o il vostro business ne soffrirà le conseguenze.

Wine Intelligence, US Internet and Social Media Report 2015

Wine Intelligence, US Internet and Social Media Report 2015

"US Internet and Social Media Report 2015" è una ricerca appena pubblicata da Wine Intelligence, società britannica specializzata in ricerche di mercato per il mercato del vino, la quale ci mostra un ulteriore, valido, motivo per utilizzare la rete e i social media del vino: perché sono la primaria fonte di raccolta di informazioni da parte dei consumatori, in questo caso americani. E quindi, un'opportunità preziosa per entrare in contatto e relazione con loro.

Sono 58,5 milioni i consumatori di vino (cioè coloro che consumano vino almeno una volta al mese) che dichiarano di utilizzare Internet e i social media per ricercare informazioni sui vini...

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Go direct al Wine2Wine

Go direct al Wine2Wine

"Go direct" è il risultato di una lunga serie di riflessioni e confronti tra i colleghi della #DWCC - Digital Wine Communication Conference e del #WBIS - Wine Business Innovation Summit, nello scorso gennaio 2014.

(...) Al nostro fianco c'erano due protagonisti (fra i non pochi oggi al lavoro su queste innovazioni) come Reka Haros (Pier Sfriso Winery) e Armin Kobler (Weinhof Kobler), due testimoni molto coinvolti nelle pratiche di approccio diretto al consumatore e al potenziale nuovo cliente...

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Vinitaly 2014: si fa presto a dire social

La nuova comunicazione, la rete, le nuove tecnologie.... E’ un’onda montante che avanza, incalza, a volte -spesso- sommerge. E le aziende del vino? c’è chi veleggia con disinvoltura perchè i nuovi mezzi li conosce e li maneggia da tempi non sospetti, chi si volta dall'altra parte cercando di rimandare il più possibile il fatale (ma inevitabile) confronto, chi annaspa e boccheggia… Qualcuno si rassegna e si mette a studiare, sperimentando con estrema cautela.

Ma i più improvvisano. Incaricano qualche agenzia, qualche cosiddetto esperto dei cosiddetti social media e  dicono “Quest’anno al Vinitaly dobbiamo avere i blogger. Dobbiamo fare una campagna social, una comunicazione social, un concorso social, insomma qualcosa del genere”. L’ambiente social, a ben vedere, è semplice: una volta capito come si apre una pagina aziendale su Facebook, cosa sono gli hashtag e dove si mettono (praticamente ovunque, per non sbagliare), il più è fatto, no? Ah, caspita, stavamo dimenticando Instagram Pinterest! Ecco, lanciamo un concorso fotografico. E su YouTube mettiamo i video dell’azienda. 

Il resto verrà da se’… O no?

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Aziende del vino e new media: l'importanza di capirsi

Lavorando nel mondo del vino da ormai molti anni, con il tempo mi sono impadronita anche del suo linguaggio. Questo significa che, se mi parlano di portinnesti, di livelli di APA, o di tempi di inoculo dei batteri per innescare la FML, so perfettamente a cosa si riferiscono. Tutto questo, ovviamente, ha richiesto da parte mia una notevole dose d'impegno personale - la mia formazione scolastica non c'entra nulla con il mondo tecnico dell'enologia - studio e applicazione. 

E tempo, tanto tempo. In cambio però, ho acquisito notevole dimestichezza con la materia e il linguaggio che ad essa afferisce, condizioni che ritengo necessarie per entrare in sintonia con un settore altamente complesso come quello del vino - dal campo alla bottiglia finita. Nel settore del marketing e della comunicazione poi, parlare la stessa lingua del cliente diventa una condicio sine qua non.

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