2016: i tre pilastri di una comunicazione efficace (e attuale)

 By AgnosticPreachersKid (Own work) [CC BY-SA 3.0 ( http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0 ) or GFDL ( http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html )], via Wikimedia Commons

By AgnosticPreachersKid (Own work) [CC BY-SA 3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons

E’ di nuovo quel tempo dell’anno in cui, pieni del sacro entusiasmo che ogni nuovo inizio di qualcosa sempre porta con se’, ci lasciamo andare ad ardite e solenni promesse con noi stessi e con gli altri. Peccato che nel giro di poche settimane vengano puntualmente disattese. Colpa della nostra mancanza di costanza? Della mancanza di pianificazione? Dell’aver fissato degli obiettivi poco realistici? O della mancanza di una vera motivazione? Tutto questo insieme, probabilmente. Ma se tra le cause pensate di annoverare anche la mancanza di strategia, ecco che qualche dritta possiamo darvela noi. Quelle che seguono sono infatti tre delle principali tendenze della comunicazione sui media digitali che vedremo protagoniste anche quest’anno.

1. Visual

Meno chiacchiere e più foto. Belle foto. Con l’ampliarsi degli schermi dei diversi device (compresi gli smartphone) l’aspetto visivo della comunicazione è diventato assolutamente centrale, e con esso la sua qualità - che diventa anche un indicatore della serietà con cui l’azienda affronta la sua comunicazione. La regola però è sempre la stessa dei contenuti scritti: 80-20. L’80% delle foto deve riguardare tutto ciò che può aver a che fare con l’azienda tranne l’azienda stessa o i suoi protagonisti: largo perciò a foto di paesaggi, eventi, momenti, viaggi, natura, hobby, gattini, cagnolini, coniglietti e pesci rossi (se li avete). Ai lettori piacciono molto - e li condividono facilmente, portando in giro per il web (gratis) il vostro brand. Il restante 20% delle foto può riguardare direttamente anche la cantina: fiere, eventi, bottiglie. Guai a invertire le proporzioni, se non volete assistere a una fuga in massa di amici dalla vostra fan page di Facebook, e di followers dagli altri canali social

2. Content

Riuscite a immaginare la noia agghiacciante che può generare un'azienda che posta solo foto di sue bottiglie, di sue fiere, di suoi eventi, di recensioni dei suoi vini, di sue cene, di suoi premi, ecc? Ecco, nel 2016 questo narcisismo non è più tollerabile. I contenuti che vanno messi online, ancora una volta, quelli che è più facile condividere, sono quelli che interessano alla gente. Non a voi. Per una volta, stupiteci: riportate la recensione positiva dei vini di un vostro collega. Parlate dei premi di un altro. Condividete i successi di un'azienda che non sia la vostra. Fare qualcosa di intelligente e inaspettato è il modo migliore per attirare l'attenzione.

3. Targeting

Attenzione! Uomini e donne condividono tipologie diverse di contenuti. E questo ci conduce ad un nuovo interrogativo: chi sono i lettori? Per fare una comunicazione efficace avete bisogno di sapere a chi vi state rivolgendo. Oggi più di ieri è vitale sapere chi sono i clienti finali dei vostri vini. Sono più uomini o donne? e di quali età? dove vivono, cosa fanno, che gusti hanno? Se arrivate a comprendere che i vostri compratori abituali sono donne, sappiate che (ovviamente) sono le più esigenti:  in materia di contenuti amano soprattutto quelli utili. Viceversa, gli uomini in genere preferiscono condividere contenuti divertenti.  Quanto alle fasce d’età, i millennials (dai 18 ai 34 anni) vogliono poter leggere qualcosa di divertente da condividere, tutti gli altri (dai 35 anni in su) vogliono avere qualcosa da raccontare.

Il concetto della taglia unica - one size fits all - insomma, nella comunicazione sui media digitali funziona ancor meno di quella sui media tradizionali.

Queste sono solo alcune delle principali linee-guida per una  comunicazione del vino efficace: mettetevi al lavoro. Avete tutto un anno davanti.